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La ricompensa emotiva per lo sforzo di raggiungere l’abilità richiesta è duplice: il lavoratore si sente ancorato nella realtà tangibile e può provare orgoglio per il lavoro svolto. Ma la società, oggi come in passato, interferisce in queste gratificazioni. In vari momenti della storia occidentale, l’attività pratica è stata svilita, vista come irrilevante quando non estranea alla realizzazione di fini considerati più nobili, l’orgoglio per il proprio lavoro trattato come un lusso. Così la demoralizzazione può sopraggiungere quando la finalità collettiva del lavoro ben fatto diventa vuota e inerte, quando l’etica del lavoro ben fatto per il gusto di farlo bene, propria dell’artigianato, non viene premiata o neppure notata.

Richard Sennett, The Craftsman

 

La finanziarizzazione introduce una logica di gestione molto lontana da quella di un’impresa artigianale. L’uomo artigiano, illustrato da Richard Sennett nel saggio “The Craftman”, è la figura emblematica della dedizione al lavoro.

È, inoltre, il frutto di un’etica non rivolta unicamente all’accumulazione di profitto e si arricchisce con la qualità della produzione basata su un preciso sapere tecnico.

La rubrica nasce dalla volontà di raccontare i tentativi di uomini e donne che, attraverso la propria esperienza, contribuiscono a valorizzare, giorno dopo giorno, il territorio nel quale operano.

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