QueSTO non è un bLog

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Quando io e Matteo abbiamo deciso di unire le nostre competenze per offrire un servizio ai ristoratori, nel dare un nome a questo nostro esperimento (da ex perior, passare attraverso, tentare) ci siamo subito trovati d’accordo su L’Ottaedro.
Il poliedro con otto facce triangolari, oltre a rappresentare i pacchetti che proponiamo alle aziende è, soprattutto, un’opera di Julio Cortàzar.

La scenografia dei racconti dell’Ottaedro è il caos della metropoli: un mondo artificiale, quasi onirico, proprio come quello dell’autore che considera i bar luoghi basilari della socializzazione, e al quale piace vivere la strada chiacchierando con portinaie e barboni.
Come il gruppo dell’OuLipo[1], l’autore argentino sperimenta la potenzialità della lingua ma in modo meno “scientifico”. I suoi giochi stilistici sono più vicini alla fantasia, all’infanzia, si caratterizzano per una piena libertà espressiva e non si preoccupano di seguire alcuna linea spazio-temporale.

Tuttavia “autore” non è l’appellativo adatto per Cortàzar. La parola deriva dal latino auctor, participio passato di augéo – accrescere, verbo da cui si origina anche la parola auctoritas – autorità. La consapevolezza che la figura autoriale impone limiti di conoscenza, lo fa rinunciare a essere autore in senso tradizionale e gli permette di non porre la sua opera come verità assoluta. Allo stesso modo, la mancanza di preoccupazione nei confronti della struttura, della forma, le parole giustapposte senza un’apparente funzione, danno vita alla libertà testuale: sono la vera ricchezza narrativa.

Ecco, questo (non)luogo vorremo somigliasse a quella metropoli e agli intrecci che vi si creano.
Intrecciare, significa contessere, commettere insieme, “per similitudine, ballare insieme a più persone”, riunirsi e socializzare, come in una grande città o in un piccolo bar.
Non abbiamo voluto chiamarlo “blog”, piuttosto abbiamo cercato di restituire il significato primo di testo (dal latino “tèxtum”, “tèxere”), nell’accezione di “tessuto, rete, intreccio”. La sua struttura, tramata dalla combinazione di parole, contiene già quella caratteristica frammentaria che amava tanto Cortàzar e che può essere rivendicata attraverso la Rete. L’informazione sul Web, infatti, corrisponde a una grande massa di appunti, consultabili secondo un senso indipendente, guidato esclusivamente dalla volontà del lettore: è proprio quest’ultimo a divenire “autore” attraverso le proprie scelte.

I problemi sorgono quando questa volontà è soggetta a un grande colosso come Google. Come sappiamo il motore di ricerca utilizza degli algoritmi segreti (ma interpretabili) per valutare la rilevanza dei contenuti in base alle parole ricercate dagli utenti. Chiunque sceglie di pubblicare in rete e vuol essere rintracciato, deve confrontarsi con le “regole” imposte da Google per cercare di scalare la SERP (Search Engine Results Page), la lista dei risultati del motore di ricerca.
Per questo dovrà mettere in pratica le attività di SEO (Search Engine Optimization) e/o di SEM (Search Engine Marketing). Senza entrare troppo nel dettaglio, vi basterà sapere che la strategia consiste, fra le altre cose, nell’intervento a livello di forma e contenuto testuale. Le parole, così, assumono un rapporto gerarchico: ci sono i vocaboli che probabilmente vi aiuteranno a scalare “la vetta” e quelli che, invece, sono da evitare. Inoltre ci sono temi più richiesti e contenuti che invece non vi spingeranno più in alto (il famoso ranking). La forma ha la sua importanza: paragrafi strutturati in un modo determinato, lunghezza del testo, utilizzo del grassetto, del corsivo, del maiuscolo o del minuscolo…
Non è esclusa la grafica che dovrà essere elaborata in modo da guidare lo sguardo dell’utente.

Tutte queste strategie non saranno messe in pratica su questo sito.
La SEO sconsiglia l’uso del maiuscolo nei titoli: noi abbiamo scelto di scriverli in maiuscolo e minuscolo insieme. È buona norma utilizzare termini divenuti “friendly”, come blog, tag, categoria, ma non li utilizzeremo perché pensiamo che l’utente possa orientarsi anche senza l’uso di parole tipiche. Gli articoli non saranno elaborati e pubblicati in un’ottica seo e non faremo uso né di keywords, nè di description.
Ci limiteremo a analizzare il risultato del nostro lavoro senza preoccuparci di far uso di termini “indicizzabili“.
Crediamo che questa standardizzazione diriga verso un impoverimento linguistico e culturale.

Lo penso mentre guardo sulla libreria Esercizi di Stile di Raymond Queneau, dove la variazione è il personaggio principale su cui è costituita l’intera opera, potenzialmente rappresentativa dello stile di ogni individuo. Il linguaggio, secondo Queneau, è uno strumento di cui chiunque è in possesso, e non pensiamo sia da sottoporre alle esigenze di un motore di ricerca.

Correremo il rischio che in pochi arrivino su questa pagina passando attraverso Google, ma questo è il nostro esperimento.

 

*Per un approfondimento su Julio Cortàzar consigliamo Viaggio letterario in America Latina di Francesco Varanini.
[1] il laboratorio di letteratura potenziale nato a Parigi nel 1960 grazie a Raymond Queneau e Françoise Le Lionnais

 

2 pensieri su “QueSTO non è un bLog

  1. Letto questo articolo, non potevo non commentare. Di mestiere faccio la seo copywriter (adesso si dice così) e mi sono trovata molte volte a discutere lo stesso argomento.
    La Seo è una terra di mezzo dove confluiscono tutti gli attori che danno vita ad un progetto web e non può essere ridotta a un discorso di metatag, parole chiave e formattazioni.
    Credo che il male non sia l’ottimizzazione, ma l’uso che se ne fa e l’aura mitica che in particolare Google ha creato intorno ad essa (mito che spesso sfocia nel terrorismo psicologico). Critica, intelligenza, accuratezza e un po’ di scetticismo sono invece alla base di un approccio sano, o per lo meno questo è l’atteggiamento con il quale affronto il mio lavoro.
    Riporto una considerazione letta sul blog di Giorgio Trave che aggiunge qualcosa in più a quanto appena detto:
    “Con il termine ottimizzazione NON si intendono quelle attività volte ad aumentare il traffico tramite i motori di ricerca.
    La SEO intesa come ottimizzazione è un’attività che consente di migliorare la qualità di un sito web per fornire una informazione quanto più attinente possibile (e che rispecchi la realtà) all’informazione cercata da un utente. Il traffico è un’altra cosa e rendere una pagina attinente ad un intento di ricerca di una informazione/prodotto/servizio rimane valido per qualsiasi motore di ricerca tra cui anche quello interno al sito stesso.
    Quando si parla di SEO è importante pensare all’Information Retrieval e soprattutto non all’aumento di traffico, ma al miglioramento del traffico ricevuto, che non per forza di cose corrisponde ad un aumento di esso, ma piuttosto in molti casi ad una diminuzione dello stesso.
    Alla base della SEO c’è la cura della qualità e la capacità di rispondere in modo corretto alla domanda di informazione cercata”.
    E così, sono molto curiosa di sapere come andrà il vostro esperimento. In bocca al lupo (anche per tutto il resto, s’intende)!

  2. Ciao Chiara,
    innanzitutto mi preme sottolineare il fatto che non vogliamo porci come nemici dei seo copywriter.
    Lo stesso servizio, se richiesto, lo offriamo nei nostri pacchetti o ai ristoratori che ci commissionano un lavoro.
    Vedi, tu hai ragione quando parli di ottimizzazione, di Information Retrieval, ma stai andando troppo avanti.
    Il nostro approccio nasce da una questione antecedente a tutto questo e riguarda semplicemente la comunicazione.
    Quando scrivi, riportando le parole di Giorgio Tave di cui apprezzo le capacità, che con le strategie SEO non si mira all’aumento di traffico ma al miglioramento dello stesso, stai già parlando di marketing e sei già immersa in quel meccanismo da cui noi vorremmo allontanarci.

    Il nostro esperimento consiste, semplicemente, nel cercare di tornare a scrivere per il Lettore.
    E non per il target.

    Grazie per l’augurio,
    Martina

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