L’AvveNIre

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Abbiamo fatto visita a L’Avvenire, l’azienda agricola biodinamica condotta dalla famiglia Dall’Acqua a Casanova di Terricciola. Di seguito potrete leggere la loro storia raccontata direttamente dal proprietario Luigi.

Il contesto
Venticinque anni fa q
uesta zona era molto diversa a livello geomorfologico. È sempre stata vocata per la produzione di vino ma l’impostazione produttiva non era su larga scala. Nel tempo sono stati acquistati grandi appezzamenti da aziende vitivinicole particolarmente strutturate come La Spinetta e Ferrari, così il contesto agronomico e paesaggistico è cambiato.
Sono stati piantati ettari di vigneto, allevati in modo convenzionale.

Certo, io sogno un corpo unico condotto con un’agricoltura sana – favorirebbe l’ambiente circostante – ma non si può essere artefici della scelta altrui ed è giusto che ognuno faccia un percorso. Già mi accontento se riesco a smuovere la coscienza di qualcuno. L’aspetto più importante è lo sforzo che nel frattempo riesco a compiere: la rivoluzione per me è non appoggiare certi meccanismi. La mia vita è un continuo esperimento, improntata sempre sulla correttezza nei confronti della natura e delle persone che acquistano e si nutrono dei miei prodotti. La mia azienda non è una realtà commerciale ma un organismo vivente.

Decisioni difficili, gli esordi
Io e mia sorella studiavamo a Padova, mia madre, originaria toscana, era insegnante e, da innamorata dell’arte, allestiva mostre di pittori. Mio padre era geologo al CNR. Una vita fatta di molte formalità, in una città come Padova, li aveva esasperati, così si allontanarono con coraggio da una realtà consolidata ma che ormai non aveva più nulla da offrirgli.
Nel 1990, dopo molte ricerche, acquistarono l’azienda che comprende un edificio storico, costruito tra il 1200 e il 1300, qui a Casanova. Ci siamo subito dedicati alla
biodinamica: i miei si erano già interessati a questa disciplina e da subito ci siamo certificati Demeter. Inoltre eravamo vegetariani – si parla di venticinque anni fa, un vegetariano era un alieno… Mi chiamavano il mangiaerba!
La proprietà comprendeva mille piante di ulivo e tre ettari di vigna.

Avevo 17 anni, ho finito il liceo per poi iscrivermi alla facoltà di Agraria. A forza di sentirmi dire Braccia rubate all’agricoltura, ho deciso di fare la mia scelta: produrre il mio reddito, anche perché l’educazione nella mia famiglia è fondata sull’indipendenza. A quel punto i miei genitori mi hanno intestato l’azienda, con gli oneri e gli onori che comporta. Io non avevo competenze ma solo voglia di imparare.

mucche_lavvenireI contadini della zona sono stati i miei maestri di vita e oltre alle tecniche, mi hanno trasmesso il significato della volontà. Immagina un ragazzo a vent’anni che zappa sotto gli ulivi per un mese, un lavoro che dal punto di vista economico non ha alcun senso. Avevo perso le vecchie amicizie, dovevo rifarmi una vita, ho vissuto un lasso di tempo in cui è bene non farsi domande… Comunque, all’inizio degli anni novanta, ulivo e vigna ti consentivano di andare avanti, poco dopo è stato impossibile. Da quel momento, quasi per gioco, ho acquistato il primo vitello.

La svolta
Intorno al Duemila ho iniziato la produzione e la trasformazione del latte, a livello amatoriale. Non avevo idea di come si facesse il formaggio, ho imparato pian piano. A un certo punto, non sapendo cosa fare con le forme prodotte, ho pensato di partecipare ai mercatini biologici, ma non in zona. Sono andato a Schio, in provincia di Vicenza, avevo sentito che da quelle parti si iniziava a prestare un’attenzione particolare al bio. Vendevo il succo d’uva da sangiovese prodotto dal nostro vigneto e le castagne raccolte dai terreni di mia madre sul Monte Amiata. Queste ultime erano così buone che vendetti tutto il carico e presto si creò il passaparola tra le persone. Da quel momento ho iniziato a viaggiare con una certa frequenza, la situazione mi aveva dato la grinta giusta.

Le cose andarono ancora meglio quando mi accorsi che al mercato le caldarroste si vendevano a pezzo e non a peso. Allora mi attrezzai con delle griglie. Con quei primi guadagni potei permettermi di pagare un operaio.

Col tempo affinavo la tecnica per fare il formaggio e, con qualche certezza in più, diedi vita al caseificio.

lavvenire_formaggiUn ulteriore passo fu accorgermi che la produzione della materia prima ha costi elevati. Così, per il latte di pecora, ho stipulato un contratto con un pastore di Radicondoli, in provincia di Siena. L’impostazione è il più possibile rispettosa dei cicli della natura e dell’animale: non è previsto l’uso di mangimi e la produzione inizia a Marzo cosicché gli animali siano liberi di pascolare.

E nonostante rifornisca vari negozi ai quali, con gli anni, ho potuto imporre il mio prezzo, non riesco a rinunciare ai mercatini: la clientela che mi sono creato nel tempo è affezionata e ha fiducia in quello che faccio. Inoltre il contatto diretto mi gratifica.

Cooperare
Valdera Insieme[1] è un’iniziativa che parte da agricoltori e allevatori uniti dall’etica produttiva: siamo partiti insieme alle aziende Colombini e Casalini, ormai sette anni fa. Si tratta di un progetto di agricoltura sociale concepito da Mauro Gallevi, psichiatra di Pisa che aveva avuto un’intuizione fantastica: i ragazzi con un disagio sociale potevano inserirsi nel mondo del lavoro attraverso l’agricoltura e le aziende usufruire del loro aiuto. Doveva nascere un meccanismo economico virtuoso: l’insegnamento a spese delle ASL, la fatica del lavoratore retribuita dall’azienda. Gallevi aveva l’abilità di farci capire l’insidiosa lingua della burocrazia e, quando ci ha lasciato, ci è mancata questa grande capacità. Successivamente abbiamo messo su il punto vendita a Pontedera, con grandi sacrifici iniziali da parte delle aziende, abbiamo fatto il possibile per sostenerlo. Oggi per fortuna ha una sua indipendenza, il negozio ha avuto un suo sblocco, tanto che vorremo ingrandirlo.

Il nome
L’Avvenire risale al momento in cui è stata acquistata l’azienda. Non è venuto direttamente da noi, che siamo sempre un po’ sotto le righe, ma da una persona di fiducia, amico dei miei genitori. E` un nome così ambizioso che l’ho portato avanti con un po’ di fatica, ma l’idea che esprime è estremamente positiva!

[1]Prossimamente faremo visita a altre aziende che fanno parte della cooperativa Valdera Insieme

 

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