La DolCE viTe

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

La Dolce Vite è enoteca e wine bar in Piazza Chiara Gambacorti a Pisa. Andrea Giordano, enologo e titolare del locale, ci ha raccontato dell’approccio al vino, dei suoi studi, dell’esperienza presso grandi aziende vitivinicole e la scoperta del vino naturale… fino alla scelta di metterlo al centro del suo lavoro, tra passione e compromessi.

L’amore per il vino ha radici nella mia infanzia. Mio nonno, contadino emigrato in Toscana dall’Irpinia, aveva una piccola vigna vicino Volterra. Probabilmente proprio lui mi ha trasmesso la passione nei confronti dell’agricoltura e ha contribuito a maturare la scelta di intraprendere gli Studi in Agraria all’Università. A Pisa, grazie al fortunato incontro con il professor Mencarelli, è cresciuto il mio interesse verso il mondo del vino. Con lui ho avuto modo di approcciarmi alle tecniche di assaggio e ho conosciuto, con visite e degustazioni, aziende come Ornellaia o Castello di Ama. Per me, studente abituato a bere “fiasconi” di vino da tavola con gli amici, L’ Apparita, (il Merlot in purezza di Castello Di Ama, ndr) rappresentava un altro mondo.
Era il 1995, nel pieno del boom dei barricati e Supertuscan.

Quando scelsi l’argomento di tesi, mi dedicai all’Economia agraria, e in particolare al mercato dei vini biologici, settore di cui si iniziava a parlare. Cercai di articolare il discorso su qualità del territorio e agricoltura a basso impatto intervistando produttori come Francesco Leanza di Podere Salicutti, Gabriele Buondonno, Antoine Luginbühl di Casina di Cornia.
Del vino naturale, ancora, non se ne parlava.

Una volta laureato mi iscrissi al Master in Enologia a Piacenza. In quel periodo seguii anche un corso di Biodinamica a Pavia, dove visitai una grande azienda produttrice principalmente di riso e latte certificata Demeter. Ne rimasi affascinato: era incredibile come si sposassero le esigenze di una azienda di 1000 Ha a un approccio “alchemico e spirituale”. Nel 1998 feci la vendemmia da Antinori, furono tre mesi molto formativi che mi permisero di vivere da vicino il mondo della produzione grazie all’opportunità di lavorare in varie cantine come Guado al Tasso di Bolgheri, Castello della Sala di Orvieto, Pian delle Vigne a Montalcino, nell’ambito di un progetto su nuove tecnologie di vinificazione. Dopo aver completato il lavoro a San Casciano Val di Pesa, ho passato due mesi a fianco di un grande personaggio del vino, l’enologo Federico Staderini, al termine dei quali sono entrato da Frescobaldi. Qui ho lavorato come responsabile della cantina dell’imbottigliamento a Sieci, ne ho seguito lo sviluppo ecnologico e ho anche avuto l’opportunità di fare uno stage presso Mondavi in California.

A fine 2004, stanco di un ambiente troppo “industriale”, ho lasciato Frescobaldi e sono partito in primavera per l’Australia dove ho lavorato, durante il periodo della vendemmia in Coonowarra, nella zona meridionale del Paese. Lì ho incontrato Peter, enologo, bravissimo cuoco e grande conoscitore di vini. Al mio ritorno in Italia ho iniziato a lavorare a Badia di Morrona a Terricciola, dove il contesto, rispetto a Frescobaldi e Antinori, era decisamente più agricolo. Il mio incarico riguardava tutto il ciclo di produzione, dalla vendemmia all’imbottigliamento.

Nel 2009 ho deciso di dedicarmi a un progetto tutto mio e quindi ho aperto l’enoteca La Dolce Vite in via della Nunziatina, a Pisa. Sposare la filosofia del biologico è stato quasi consequenziale. Attraverso le letture di Rudolf Steiner, Nicolas Joly e la visione di “Mondovino” del regista Jonathan Nossiter, iniziavo a scoprire i vini naturali che mi entusiasmavano per le loro molteplici sfaccettature. Erano finalmente qualcosa di diverso dal mondo del vino convenzionale che avevo conosciuto bene, ma allo stesso tempo incontravo vini in cui il confine fra diverso e bevibile era labile. In questa prima piccola enoteca avevo esclusivamente vini biologici ma non la possibilità e gli spazi per fare anche somministrazione. Nel 2011 ho avuto l’opportunità di trasferire l’enoteca in Piazza Gambacorti (detta della Pera) in un locale più grande. Grazie al supporto di mia moglie Rosita, appassionata di cucina, ho ampliato il servizio con aperitivi originali e alcuni piatti freddi, in linea con la filosofia del locale, utilizzando materie prime provenienti da piccoli produttori locali.

La mia clientela è molto varia, spazia dagli studenti, ai lavoratori, ai turisti, ma anche alle signore anziane che amano fare un aperitivo diverso e quindi, per allargare e diversificare l’offerta, ho inserito vini più semplici insieme ai naturali meno immediati. Certo, non si tratta di vini industriali, provengono da piccole e medie realtà legate al territorio, ma sono più facili da comprendere. Già gli appassionati di vino rappresentano una nicchia, lo sono ancor di più quelli di vino naturale, e a Pisa, per ora, non vedo margini per potermi specializzare esclusivamente su questi. Sono soddisfatto di essermi differenziato e di poter proporre vini che mi piacciono. A volte compro bottiglie che penso di non vendere mai.
Poi sono contento quando vengo smentito, è capitato con due bottiglie della Coulée de Serrant di Joly.

Scrivi la tua opinione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.